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Auha’ quel Fiano abruzzese diverso

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Storia di un incontro a tavola con la Fattoria La Valentina di Spoltore (Pe)

Milano. Un martedì solare, un po’ freddino. Il luogo: Ristorante “Caterina: Cucina e Farina” nella zona ligure di Milano. Ligure per il nome delle strade che si intrecciano tra loro dai nomi come Corso Liguria, via La Spezia, via Imperia. Locale dal design pulito, toni minimalisti, essenziali. Qualcuno lo ha definito dall’atmosfera un po’ newyorkese. Mi ha colpito l’appendiabiti costruito con tappi di champagne. L’introduzione al tema.

Claudia Bondi, dinamica PR di “Perle & Perlage”, ci ha convocato per la presentazione del nuovo (nella veste) Fiano d’Abruzzo (rivendico questa mia asserzione) e per l’assaggio di altri vini della Fattoria abruzzese La Valentina.

Questa Fattoria, così come strutturata, nasce negli anni ’90 dopo l’acquisizione dell’intera quota avvenuta da parte dei fratelli Sabatino, Roberto e Andrea Di Properzio. Obiettivo valorizzare la D.O.C. e portare in tavola l’Abruzzo. Raggiunto direi perché l’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, mare-monti, si sente nei loro vini, in particolare nel Fiano. Eccome!

“Il nostro è un lavoro che permette alla vite di esprimersi, garantisce il mantenimento della fertilità della terra, aiuta a rendere sane le piante in modo che possano autonomamente resistere alle malattie ed ai parassiti”. Sabatino Di Properzio, seduto a tavola di fianco, è come un fiume in piena. “Insomma, ci siamo imposti di intervenire il meno possibile nei processi della natura, condividendo l’idea che il presupposto della Doc è il segno della vite sulla propria uva”.

La produzione è raccolta in due linee, la Linea Classica e la Linea Terroir. I vitigni, accanto agli scontati Montepulciano e Trebbiano, troviamo l’autoctono Pecorino e l’avellinese (clone) Fiano ormai dalle caratteristiche abruzzesi che lo rendono diverso.

Ma torniamo all’evento milanese che è iniziato con un Aperitivo di finger food di gamberi mango e lenticchie stufate con lecca lecca di parmigiano per esaltare un 100% Trebbiano “Spelt” della linea Terroir, vendemmia 2013. È sceso nel calice con i suoi riflessi tendenti al dorato. Al naso un olfatto elegante, con note fruttate su aromi di susine e nespole ed erbe aromatiche. Al palato è la sinergia fresco-sapida che ci ricorda la tradizione abruzzese. L’affinamento di due anni in bottiglia lo ha presentato nella sua maturità. Voto Auha’ quel Fiano abruzzese diverso.

L’Antipasto composto da salmone al profumo con salsa guacamole è stato scelto per accompagnare il festeggiato dell’evento: Auha’ 2014, Fiano (clone avellino) 100%. Colore dorato anche per il suo percorso in buona parte nei tonneaux di diverso passaggio. Naso floreale, fruttato con sfumature saline “adriatiche”. Al palato la coerenza con le note olfattive ci porta verso un equilibrio centrato. Ottima persistenza. Un vino “abruzzese”, obiettivo raggiunto. Voto Auha’ quel Fiano abruzzese diverso

Il primo piatto preparato su misura per onorare l’abbinamento con il Montepulciano d’Abruzzo 2013 della Linea Classica. Risotto con fonduta al Castelmagno e riduzione di Montepulciano d’Abruzzo. È sceso nel calice col suo manto rubino quasi impenetrabile. Olfatto ricco su toni floreali maturi quasi appassiti, speziati in evidenza a chiudere la sua complessità. Al palato sono i tannini un po’ vigorosi insieme ad una sapidità presente a chiudere il tutto. Interessante per la sua qualità-prezzo  Voto Auha’ quel Fiano abruzzese diverso

Il secondo piatto un classico, senza tanti fronzoli ne nomi di presentazione poetici, ricercati,che stimolano la curiosità. Semplicemente Guanciale di vitello brasato con polenta. Un buon abbinamento per mettere in risalto le doti di un eccellente Montepulciano d’Abruzzo Riserva Bellovedere vendemmia 2007. Un vero e proprio Cru prodotto solo nelle annate migliori. Rubino intenso, impenetrabile. Ruota nel calice con evidente consistenza lasciando veli colorati che svanendo fanno apparire archetti fitti. Naso complesso inquadrato su spezie e mineralità. Al palato la trama tannica è fine e nobile, con morbidezze in evidenza ed equilibrate dalla vena fresco sapida che, insieme ad una lunga persistenza, fanno presagire lunga vita. Voto Auha’ quel Fiano abruzzese diverso e chapeau!

Applausi allo Chef Paolo Marzani, alla instancabile Claudia, all’Azienda rappresentata da Sabatino Di Properzio, uno dei tre proprietari. Ma soprattutto applausi ai vini La Valentina integrati in quella biodiversità, non solo narrata, che è palpabile nel paesaggio e nella visione del territorio. E quel Fiano abruzzese ne è la prova tangibile.

Dimenticavo: il winemaker (l’enologo) è Luca D’Attoma conosciuto come non convenzionale, alla ricerca continua della perfezione, creativo nel continuo studio di dare personalità ai singoli vini coniugando tradizionalità a moderntà per divenire realtà. Scustemi se è poco.

Urano Cupisti