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Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

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Storia di un Banco d’Assaggio

Una storia che va oltre un secolo e pochi la conoscono perché da sempre terra ritenuta vocata ai soli vini bianchi, più o meno, autoctoni con qualche rosso (questi sì che sono autoctoni). Sto parlando dell’Alto Adige o Süd Tyrol che non smette mai di stupirci. Uso il plurale perché l’ultimo Banco d’Assaggio del Corriere del Vino ha avuto come tema “I Rossi altoatesini alla ribalta”.

Il giudizio degli appassionati, amanti e comunicatori di questi vini è ormai unanime. Esiste in Alto Adige una fascia posizionata a metà costa che corre sul lato sinistro della montagna (per chi entra da San Michele all’Adige) ribattezzata, a pieno titolo, La Côte Bordolese. Molto si dice, molto si mormora sulla introduzione dei vitigni bordolesi da quelle parti. A noi interessa constatare che la loro diffusione è entrata in competizione con gli autoctoni Lagrein e Schiava in tutte le sue declinazioni.

È stata la seconda metà del Novecento a disegnare i processi di vinificazione e la crescita esponenziale del valore commerciale veicolando una nuova sensibilità verso l’attuale cultura del territorio. Accanto ai vari Gewurztraminer, Pinot Giallo, Bianco, Grigio e Nero,  Muller –Thurgau, Riesling ecco le coltivazioni di Sauvignon Blanc, Chardonnay e dei Rossi importanti come Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Petit Verdot.

E l’identità altoatesina muta lentamente nel processo continuo della ricerca basata sulla fidelizzazione del consumatore nel rispetto delle potenzialità di questo territorio. Perché poi alla fine di tutti i ragionamenti è il territorio che fa la differenza e risulta, in questo caso, ottimale per la coltivazione di questi vitigni bordolesi.

Ecco allora la manifestazione dell’eccellenza rivelarsi a pieno titolo “raccattando” premi su premi, grappoli, tralci, bicchieri. Nomi come Merlot Gant Kellerei Andrian, Merlot Siebeneich e Cabernet Mumelter della Cantina di Bolzano, Cor Romigberg Cabernet e Petit Verdot di Alois Lageder, Lafoa Cabernet di Colterenzio, sono entrati ormai con piena sovranità tra i migliori per lo loro pregevolezza, preziosità, raffinatezza.

Il Banco d’Assaggio di alcune sere fa ha voluto celebrare l’accertata constatazione della fama dei bordolesi altoatesini mettendo di fronte alcuni campioni considerati nella media valutazione a testimoniare la diffusione, ramificazione su questo versante produttivo. Rigorosamente alla “cieca”, con un vino “intruso” fuori regione, prodotto con altro vitigno e la presenza del “classico tradizionale” ovvero la Schiava (Vernatsch) a ricordare “l’inizio, la partenza”.

Red Ange (l’intruso), Pinot Nero di Jermann Friuli, 2011. Che era diverso si è capito da subito ma collocarlo in Friuli e precisamente a Farra d’Isonzo non è stato affatto semplice. Rosso luminoso ha mostrato subito l’appartenenza al suo vitigno. Al naso fragoline, lamponi e speziati hanno tratteggiato l’olfatto. Al palato sapido, con tannini aggraziati e finale di medio respiro. Ci ha fatto chiacchierare non poco. Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

Missianer 2014, Schiava della Kellerei St.Pauls Appiano. Coerente alla sua tipologia. Il vino che ne bevi una, due bottiglie e non te ne accorgi. Naso fruttato e una beva facile. Il ruolo di starter altoatesino lo ha svolto benissimo. La partenza per capire il territorio. Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

Huberfeld 2012, Merlot della Kellerei St. Pauls, Appiano. Rubino che inizia a farsi granato sui margini. Frutti di bosco in confettura, terra e spezie fini. Al palato quel senso di dolce dovuto alla sua innata morbidezza ben bilanciata da sapidità e trama tannica “gentile”. Lungo con ritorni fruttati. Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

Yngram 2001, Cabernet Sauvignon 75% e Petit Verdot 25% di Hofstätter, Termeno. L’esempio della durata nel tempo. Maturo senza cedimenti. La forza del migliore Cabernet e il Petit Verdot che compie il suo dovere come ottima “spalla”. Tonalità granato, ruota mostrando tutta la sua consistenza. Al naso è una esplosione di nuances che vanno dai fiori maturi ai frutti rossi, dagli erbacei agli speziati di affinamento. Al palato perfetto nel suo equilibrio gustativo. Lungo con ritorni speziati. Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

Feld 2003, Cabernet Sauvignon 70% e Merlot 30% di Erste & Neue, Caldaro. Arrivato a dare il meglio di se. Note ossidative hanno cominciato a mostrarsi. Le morbidezze al palato sembravano volersi discostare dall’abbraccio dell’acidità e sapidità. Sono rimasti i tannini a ricordare il blend che fu. Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige

Laurenz 2007, Cabernet Sauvignon 90% e Cabernet Franc 10% di Ansitz Waldgries.  Il migliore della serata. Rubino intenso con ancora evidenti lampi purpurei. Ha rilasciato sulle pareti del calice la sua massa polialcolica e colorante.  Ventaglio olfattivo intenso nel verticale e complesso nell’orizzontale con more, mirtilli, liquirizia, grafite. In bocca ha sfoggiato un equilibrio “appagante” in tutte le sue componenti con tannini maturi che si sono persi nel lunghissimo finale ricco delle sue percezioni floreali, aromatiche e speziate. Un gran bel vino! Voto Alla scoperta della Côte Bordolese in Alto Adige e chapeau!!!

Chiudo questo Banco ricordando uno dei fattori più importanti che determina il successo della Côte Bordolese altoatesina: il vento. Sia che soffi da nord che da sud gioca un ruolo importante nel portare tiepidità e umidità quanto serve e freschezza come antidoto allo sviluppo di muffe e marciumi. E l’intensa luminosità, soprattutto con il vento del nord, capace di propiziare l’acidità senza penalizzare gli zuccheri. La magia della natura, meglio del  terroir.

Urano Cupisti