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A tu per tu con l’intimità del Pinot Noir toscano

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Il Pinot Noir è oggi coltivato, con il risultato di un apprezzabile risultato in termini di pregevolezza, nelle Langhe piemontesi, Oltrepò pavese in Lombardia e in varie zone della Toscana

La genetica molecolare ha riscritto la Storia recente e ha consegnato al mondo del vino verità nascoste in assoluto. Basti pensare ad alcune scoperte interessanti che mescolano fantasie ed oggettività. Nel caso nostro la rivelazione è che il Traminer e il Pinot Meunier sono i “genitori” del Pinot Noir e il Teroldego con il Lagrein i suoi nipoti. Da queste identificazioni sono facilmente intuibili la provenienza (Francia) di questo vitigno e il luogo (Alto Adige) dove è riuscito ad integrarsi meglio.

Il Pinot Noir è oggi coltivato, con il risultato di un apprezzabile risultato in termini di pregevolezza, nelle Langhe piemontesi, Oltrepò pavese in Lombardia e in varie zone della Toscana.

Non tutti sanno che la presenza di questo vitigno con elevato rischio per la sua incostante produttività risale alla seconda metà del 1800. Difficile l’ambientamento anche per le scarse conoscenze in materia da parte dei contadini di allora. Precocità di maturazione, capacità di accumulare zuccheri, sensibilità al marciume lo hanno reso, da subito, molto distante dalle varietà allora coltivate e considerate autoctone come Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo. Ma a poco a poco, individuate le zone più indicate per le peculiarità di questo vitigno, in pochi ma ben definiti ambienti con l’aiuto di produttori dotati di alta sensibilità interpretativa, ha cominciato, vendemmia dopo vendemmia ad esprimere i segreti più intimi  di questi habitat.

Altro che “Pinot cotti” come qualche produttore “nordista” li ha voluti e continua ad etichettare.

Durante l’evento Terre di Toscana 2014 ho focalizzato la mia attenzione sui Pinot Noir presenti e ne è emerso una accelerazione nei processi produttivi con “attenzioni” quasi maniacali. La scelta delle zone, delle altitudini, dell’ecosistema orografico, dei venti: dell’ambiente pedoclimatico. Il successivo continuo controllo; in vigna per l’evoluzione delle caratteristiche cromatiche, in cantina per la vinificazione con tempi diversi e affinamento in legni scelti con tostature ideali per giustificare le scelte fatte.

Ma vediamo il risultato dei miei assaggi nel contesto della manifestazione organizzata dall’Acquabuona, “a tu per tu con l’intimità del Pinot Noir”.

  • Piropò 2010 Castello di Potentino Seggiano (Amiata). Rubino-granato con media carica cromatica, buona consistenza. Al naso si dischiude in un susseguire di note floreali mature e fruttate di sottobosco. Eleganza, vitalità ed equilibrio con persistenza gusto olfattiva lunga. Nota di sottile mineralità marcante il territorio. Un Pinot unico,diverso dagli altri toscani.
  • Ventisei 2008 Il Rio Vicchio (Mugello). Uno dei Pinot toscani di montagna. Posizione pedoclimatica che favorisce questo vitigno. Colore rubino. Alnaso confetture di ribes e lamponi, note speziate. Al palato emerge una spiccata acidità e un finale lungo. Oramai inserito tra le eccellenze dei Pinot della Toscana
  • Pinot Nero 2012 Montauto Manciano (Grosseto).  Si denota il territorio di provenienza e la sua latitudine. Glicerine in abbondanza, una trama tannica interessante e pregevole, un palato che rilascia note amare.
  • Pinot Nero 2011 Podere Còncori (Garfagnana). Trasparente tra il granato e il rubino. Al naso evoca profumi di sottobosco. Assaggio rotondo e polposo con tannino gentile e sfumature sapide.
  • Fotuni 2010 Podere Fortuna San Piero a Sieve (Mugello). Sicuramente il Pinot Nero di Toscana. Fragoline di bosco, mirtilli e vaniglia, corpo agile ma di buona struttura, gentile il tannino ed elegante chiusura!
  • Cuna 2011 Podere Santa Felicita (Casentino) Il Pinot diverso quello che non ti aspetti. Proviene dall’ultima valle est della Toscana, là dove nasce l’Arno, dove il freddo della notte è evidente e si riversa sui vigneti. Già il colore intenso è fuori dai canoni di questo vitigno. I profumi di un sottobosco inconsueto, di confetture di more mature che lasciano più spazio alle note floreali. Al palato un tannino moderato, un’agile struttura per un finale ampio. Unico nel suo genere.

Urano Cupisti