A Macea dai F.lli Barsanti

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Macea è un luogo posto alle spalle di Borgo a Mozzano, il comune che condivide con Bagni di Lucca la leadership di riferimento della Mediavalle del fiume Serchio. Perché è sempre bene ricordare e rispettare quanto “il tempo” ci ha consegnato.

Alta valle Garfagnana, con le fonti del fiume, la Garfagnana con Castelnuovo e Gallicano, la Mediavalle, la Piana con Lucca ed infine il territorio pisano dove si trova la foce. Senza dimenticare quella enclave particolare, costituita dal Comune di Barga, che non vuole essere “classificata” nelle zone appena ricordate.  Attenzione a non sbagliare nel culto del mai domo campanilismo.

Macea alle spalle di Borgo a Mozzano conosciuto nel mondo per quel celebre “ponte della Maddalena (detto del Diavolo)” reso celebre da una “vecchia” pubblicità che ha “girato” in tutti i canali televisivi mondiali.

Ma il vino che c’entra in tutto questo?

Fa parte della cultura di queste genti ed è stato da “divisione” in quella economia dell’allora “baratto”. Mai un garfagnino avrebbe bevuto un vino della mediavalle o viceversa. Ne viene di conseguenza che i prodotti dell’intera area del fiume Serchio (farro, allevamenti bovini ed ovini, formaggi, birra e vino) rimanevano circoscritti agli abitanti e a qualche isolato turista che capitava da quelle parti.

Cantina Macea. Il filare laboratorio

Poi le ultime generazioni, più aperte a seguito di una istruzione maggiore, viaggi frequenti fuori dalle valli. Hanno capito che non si può vivere di solo marmo ed ecco il nascere di allevamenti selezionati, di caseifici oggi famosi in Italia e non solo, della produzione di farro ricercato dai buongustai, del granturco otto file, della birra da farro e del Vino.

Ed eccoci a Macea ad incontrare Antonio Barsanti che con il fratello Cipriano (detto Cipo, enologo) gestiscono l’azienda.

2 ettari collinari per una produzione di circa 4.000 bottiglie annue, quattro etichette in commercio e tante idee per il futuro.

Arrivi a Macea e ti trovi di fronte la “piramide tondeggiante”, una vigna che “avvolge” una parte della collina, alla cui sommità c’è la casa padronale. E la sua rotondità permette ai vitigni che vi dimorano di vivere il loro ciclo annuale in maniera diversa: la chiave vincente dei vini di Macea.

Cantina Macea. Vasche inox

Altre parcelle “sparpagliate” tutt’intorno condotte con i principi dell’agricoltura biodinamica e aggiungerei “naturale”. Nel senso che non c’è assoluto bisogno di interventi visto l’habitat protetto.

In sede di vinificazione il ricorso ad alcuni metodi ancestrali come la pigiatura con i raspi, alcune volte con tini aperti (ora molto meno) ed affinamenti in legno con risultati sorprendenti (vedi il Macea Bianco).

Ripeto fino alla noia che bisogna calpestare le vigne e le cantine per capire i risultati delle bottiglie; mai così vera questa mia affermazione nei confronti dei metodi di Antonio. Il suo studio dei vitigni, aver creato quel filare dove esaminare, indagare, approfondire le conoscenze e trovare il clone più adatto a quei terreni, a quel clima a quel terroir.

Come detto i Barsanti sono convinti sostenitori dei principi biodinamici e dell’espressioni delle differenti prerogative territoriali senza lasciarsi influenzare da scorciatoie possibili alla ricerca di stili più accattivanti. Sarebbe un tradimento a Macea.

Cantina Macea. Antonio Barsanti in cantina

Cosa pensi Antonio dell’attuale, “tamburellante” uso e utilizzo di frasi ad effetto, altosonanti che coprono il vero valore dei vini?

Perseguo il principio dell’immobilismo felice ovvero fermi e zitti! Sono per la decrescita felice.

Un po’ di filosofia non guasta.

Gli assaggi

– Festa a Palazzo 2019, trebbiano, moscato e vermentino. Vinificazione con fermentazione in bottiglia (Pet-Net). Il colore paglierino intenso ci prepar4a ad una beva diversa, un po’ dimenticata. Ricco di sensazioni fruttate, leggera carbonica non invadente, palato non molto dinamico. Necessita di ulteriore controllo nella vinificazione.

– Macea Bianco. Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Trebbiano.  Vinificazioni separate e passaggio di 7/8 mesi in barriques. Lo dico subito NON BANALE, con un suo perché. Quel tocco di legno che fa la differenza. Naso originale con note boisé. Bocca sapida ma non troppo segnata dal legno. Buono tendente all’ottimo.

– Pinot Nero 2018, pinot nero in purezza. Vendemmia giovane con tutti i difetti della giovinezza ma con una trama tannica che lascia ben sperare nel proseguo della sua “lunga” vita. Decisamente ottimo.

Il Pinot Nero Cantina Macea

– L’innominabile per ora che però sono stato autorizzato a nominare (scusate il bisticcio delle parole dovuto) partendo dal vitigno: Montanina in purezza datata 2006. Fantastica. Se volete trovare riscontro con altri vitigni simili non perdete tempo. La Montanina la troverete solo nella Valle del fiume Serchio.

Qualcuno, da studi fatti, ha dichiarato essere un incrocio tra il Mammolo e l’Empano bianco (altro vitigno di queste zone). Unica verità è che forse lo troverete in giro per queste colline con il nome di Della Borra Nero. Avere quindici anni e non mostrare decadenze. Come direbbero i francesi: formidable!!!

Che dire: la visita a Macea si è dimostrata didattica sotto l’abile insegnamento del “maestro” Antonio, Una conoscenza, apprendimento che solo calpestando le vigne si può acquisire. Chapeau!

Urano Cupisti

Assaggi effettuati il 23 giugno 2020

Azienda Macea
Località Macea – Borgo a Mozzano (Lu)
Tel:  0583 88100

info@macea.it

www.macea.it