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Zaccagnini e l’Abruzzo, dove la forma è anche sostanza

Non solo 3 milioni di bottiglie ogni anno, destinate per il 70% in 5 Continenti, ma anche arte e natura, bellezza e qualità sono le passioni di una delle più famose aziende vinicole italiane

Arrivare in provincia di Pescara, a Bolognano, da Roma significa attraversare le montagne, addentrarsi tra Gran Sasso e Majella fino a intravedere il mare, dall’altra parte. E lì, fermarsi. Perché da vedere ce n’è, e tanto, per chi è appassionato di vino (ma anche di arte). Parliamo di una delle più grandi e famose aziende vinicole italiane, la “Zaccagnini”, che grazie ad un’ascesa folgorante – la fondazione risale solo al 1978 – è arrivata a produrre oltre 3 milioni di bottiglie ogni anno, destinate per il 70% all’estero in 45 Paesi di 5 Continenti. Ma la Zaccagnini, con tenute anche in altre zone dell’Abruzzo per un totale di 300 ettari, non è solo vino. Grazie ad una passione intensa della proprietà e ad alcuni incontri fortunosi, è nato a Bolognano uno dei più grandi musei d’arte contemporanea, equamente ripartito tra installazioni a cielo aperto e altre conservate tra barrique e vasche.

Il motto dell’azienda, partita con una conduzione familiare mano a mano allargata, ma seguendo sempre una crescita interna senza strappi, è “qualità totale, dal grappolo al vetro” ed è simboleggiato dall’intuizione più geniale, quel “tralcetto” legato a mano sulle bottiglie che l’hanno resa riconoscibile e amata in tutto il mondo. Un simbolo, certo, sicuramente utile ma anche molto faticoso, come ci racconta l’enologo di casa Zaccagnini, in azienda da quando portava i calzoncini corti, Concezio Marulli: “Nella linea di imbottigliamento moderna riusciamo a confezionare 6000 bottiglie l’ora con 3 addetti, mentre per l’etichettatura ho bisogno di due postazioni attrezzate, ciascuna con 6 persone dedicate, e non riesco a fare comunque più di 1000 bottiglie l’ora tra tutte e due”.

La cura, nonostante la velocità d’esecuzione, delle persone addette a fissare i tralcetti è maniacale, il tempo “perso” notevole e, ovviamente, non finisce qui. La domanda, in tempi di Xylella e simili, è d’obbligo e riguarda i problemi di esportazione di tralci di vite, anche se attaccati alle bottiglie. La risposta è in linea con quanto visto in cantina, ovvero tecnologia e sperimentazione ai massimi livelli: per i tralcetti da usare sulle bottiglie è prevista la sterilizzazione. Altre bottiglie poi portano il tralcetto nella forma stessa del vetro o, per rimanere in tema di tecnologia, per il vino novello “Ikebana” Marulli ha studiato e fatto costruire un modello di vasca brevettato come “Sistema Gioiello”. Qui la macerazione carbonica avviene davvero, e seriamente, in loco, dando vita a un prodotto unico che non ha subito grandi colpi dalla crisi della tipologia.

Fuori da qualsiasi schema è invece l’approccio all’arte e al rispetto dell’ambiente di casa Zaccagnini, pur non esibendo certificazioni in merito l’azienda ha provveduto a compensare le proprie emissioni con un bosco di querce, ma anche rosmarino e lavanda, proprio a ridosso dei vigneti. Uno splendido affaccio sull’azienda, con ruscelli e angoli attrezzati per la degustazione all’aperto, dove apprezzare – come in tutte le cose che si trovano in questa impresa – il rapporto tra uomo e natura. Nel caso specifico la quercia a simboleggiare la forza, il rosmarino per l’intelligenza e la lavanda per il concetto più alto di pulizia, lavaggio, igienizzazione del corpo e della mente.

Si parlava di incontri fortunosi e di passione per l’arte, ecco per Marcello Zaccagnini – attuale proprietario dell’azienda – tutto comincia il 13 maggio 1984 quando nella vecchia cantina prese vita il progetto “Difesa della natura” del maestro tedesco Joseph Beuys, già all’epoca famoso in tutto il mondo. Un artista eclettico e precursore di tanta ecologia moderna, capace di infondere in queste terre un’idea del bello e del piacere così forte da essere la spina dorsale della cantina che è tutto un susseguirsi di opere d’arte ed eventi. Il cancello della Zaccagnini è già un segno, è stata infatti trasposta su ferro l’immagine dell’etichetta realizzata dal maestro Pietro Cascella, mentre tra i vigneti ed in cantina si possono ammirare le opere di artisti come Dino Colalongo, Franco Summa, Bizhan Bassiri, David Bade, Mimmo Paladino, Gino Sabatini Odoardi e Mauro Berrettini. Tra gli eventi “Un fiore per Ivan”, “Uvarte”, “Premio Prisco”, “Tralcetto dell’amicizia” e “Pigro, cantautori in vigna”, in omaggio ad Ivan Graziani.

Ancora musica e amicizia, come quella tra Ciccio Zaccagnini – papà di Marcello – e Peppino Prisco, maturata sotto le armi, quando entrambi prestarono servizio nel Battaglione Alpini L’Aquila durante la drammatica Campagna di Russia. Manifestazioni ovviamente di livello nazionale, l’edizione XV del “Tralcetto dell’Amicizia” ha visto l’assegnazione del Tralcetto d’Oro a Fabrizio Frizzi mentre l’edizione XIV del “Premio Prisco” ha premiato Tommaso Giulini (Cagliari), Eusebio Di Francesco (Sassuolo) e Lorenzo Insigne (Napoli).

Arte e natura, bellezza e qualità, con queste linee guida – per chiudere in tema vino – la Zaccagnini si sta facendo portavoce del progetto “Casauria DOCG”. Una richiesta lecita, tesa a focalizzare l’attenzione sul Montepulciano di qualità proprio nelle terre attorno all’Abbazia di Casauria, dove sarebbero state trovate le prime tracce di questo grande vitigno dell’Italia centrale. Sperando di poter presto brindare con un Casauria DOCG ce ne torniamo alle nostre faccende con gli occhi tanta bellezza e sicuramente tanto amore per il proprio territorio.

Fabio Ciarla

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