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Otto vini, il sole e una passeggiata in montagna

Inusuale degustazione sinestesica

Mi piace pensare che degustare del vino, sia aprire quella porta, che conduce verso ovunque ci si voglia recare, liberi di far emergere il profondo legame che intercorre tra palato ed emozioni.

Ho provato a dare una diversa interpretazione all’impostazione canonica della degustazione, testando una versione che segua un percorso inedito e più spontaneo nella relazione tra gusto, percezioni e stati d’animo.

Quando noi assaporiamo, il nostro corpo elabora le informazioni in maniera molto complessa coinvolgendo i sistemi della memoria e delle emozioni.

Le emozioni, i ricordi e le sensazioni scaturiscono, lasciandoci trasportare dal vino, in un luogo dove la mente è libera di vivere un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e appaga l’anima.

Ho scelto otto vini di Castel Sallegg per farmi traghettare in questa avventura.

La famiglia dei conti von Kuemburg dal 1851 proprietaria di Castel Sallegg, rappresenta con oltre un secolo di passione, il simbolo della tradizione vitivinicola altoatesina e della perfetta sintesi tra conoscenza del territorio, storia e modernità, nella massima espressione qualitativa.

I suoi vigneti crescono sulle colline che incorniciano il lago di Caldaro, in una delle zone più vocate alla viticoltura. L’interazione del suolo e delle influenze del clima mediterraneo e alpino danno un carattere inconfondibile ai vini di Castel Sallegg.

Ho scelto otto vini: il Pinot Grigio, il Sauvignon, il Pinot Bianco, lo Chardonnay, il Muller Turgau, l’Ars Lirica, il Moscato Giallo e il Gewurtz Traminer, che durante l’assaggio mi hanno fatto rivivere una giornata in montagna dall’alba al tramonto, facendomi assaporare il sole, ora dopo ora, con la sua diversa intensità cromatica, permettendomi di sentirne il mutato calore dei raggi sulla pelle.

Sorseggiando ad occhi chiusi, il Pinot Grigio, percepisco un’esaltante freschezza. Immagino di svegliarmi all’alba di una mattina d’estate, quando la rugiada danza leggera facendo brillare d’argento le punte dei fili d’erba.

Il cielo è limpido, l’aria vivace del mattino odora di nuovo, di un prato sconfinato trapunto di delicate infiorescenze ranuncoli, primule e narcisi.

Passeggiando mi immergo in un silenzio infinito, interrotto soltanto dalla melodia dell’acqua fresca di un ruscello in lontananza, che scendendo rimbalza armoniosamente sulle pietre addolcendole e smussandone il carattere.

Passando al Sauvignon, la freschezza delle prime ore dell’alba lascia spazio ad una progressione gustativa tesa maggiormente verso componenti sapide e più calde. Il sole comincia a diventare tiepido e i suoi raggi scaldano l’aria e asciugano la brina. Il cielo è limpido e il verde dei prati diventa brillante e inebriante. I profumi principiano ad espandersi con il movimento del sole e si percepiscono nella loro infinita finezza, nelle loro variegate sfumature.

Passeggiando incontro cespugli di sambuco, i cui minuscoli fiorellini bianchi si rendono delicatamente percettibili con grande eleganza, insieme alla foglia di ribes, stropicciata dal mio passaggio.

La mia camminata continua salendo a 550 metri sul livello del mare, arrivando nella zona di Preyhof, a mattina inoltrata, quando il sole comincia a scaldare.

Degustando il Pinot Bianco immagino di entrare in un meleto dal profumo che risveglia i sensi. Questo vino è vibrante, vivo e sprigiona grandi profumi. Il tepore del sole comincia a far percepire un senso di morbidezza e in lontananza riusciamo a scorgere dei campi di fiori di camomilla che piegano il capo lasciandosi accarezzare dalla brezza, arricchendo il verde fresco e brillante con gialli intermezzi.

Sorseggiando lo Chardonnay, il sole pian piano si accorge della mia presenza e si svela in tutta la sua potenza. E’ alto e i suoi raggi arrivano insistenti sulla pelle, tutto è piacevolmente intenso, ma senza eccessi. Ci accompagnano note di mela e pesca, acacia e biancospino ma anche sentori di burro e mandorle. Il nostro passo ci porta vicino a campi di fieno tagliato, in mezzo al quale intuiamo la presenza di erbe aromatiche, che ci portano ad annusare più intensamente per coglierne distintamente per ognuna, la singola voce.

Il tempo scorre e assaporando Muller Thurgau, passeggio lungo le rive del lago, osservo il profilo degli alberi che si riflette maestoso sullo specchio d’acqua, intorno a me. Le montagne si stagliano sul cielo limpido e sembrano voler scandire una melodia che rallenti il tempo e i pensieri. Le nuvole si muovono e cambiano forma e io mi incanto a guardarle. Sul mio palato ritrovo l’equilibrio, l’eleganza, la delicatezza dei petali di rosa moscata e di salvia che si armonizzano in una sublime freschezza.

Si sta facendo tardi ed è il momento di tornare. I passi sono lenti, per godere ogni istante del tragitto. Mi soffermo ad osservare l’erba, che dopo ogni passo, si ricompone cancellando ogni traccia del mio passaggio.  I raggi del sole si fanno obliqui e meno intensi. Sento il profumo di ortica, di fieno in lontananza. Sorseggiando “Ars lyrica”, ne apprezzo l’intensità aromatica e le delicate note di miele.

La luce del tardo pomeriggio si tinge di rosa e il sole diventa confidenziale, i suoi raggi indulgenti, riposano lo sguardo. Gli animali rientrano nelle stalle e in lontananza si sente la melodia dei campanacci. Questo è il momento del Moscato Giallo, che con le sue note di sambuco, miele e camomilla ci racconterà una splendida storia, che si svela sorso dopo sorso, lentamente, scoprendosi nei suoi profumi più eleganti e ripagandoci dell’attesa.

La giornata giunge al termine, adesso il sole inonda di colori caldi e intensi le montagne. Il cielo si tinge di ametista, cremisi e arancio. Gli aromi si fanno più intensi, caldi, avvolgenti, sensuali. Note di petali di rosa, chiodi di garofano, frutta matura, mi riscaldano in un’onda di sensazioni, sorseggiando il Gewurtztraminer. Questo vino è esso stesso un’idea di luce, dalle prismatiche sfaccettature.

Questi otto vini mi hanno trasmesso colori, sensazioni tattili, immagini e mi hanno fatto vibrare ed entrare in sintonia con questi paesaggi, assaporandone il respiro.

Mi piace pensare che il vino sia uno dei modi per assaggiare e ascoltare se stessi e vivere liberamente una contaminazione sensoriale.

Alessandra Rachini

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