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Pieve Santo Stefano – Villa Sardini

I suoi vini riflettono uno stile preciso, scrupoloso
Pieve Santo Stefano – Villa Sardini

Con i proprietari Francesca e Antoine e, sotto, con Daniele Menchini

Tutto ebbe inizio… chissà quando. Forse ai tempi degli antichi Romani? Forse ancor prima al tempo degi Etruschi dato che la storia ci ricorda che quel popolo conosceva il territorio e fecero vino da queste parti? Una cosa è certa e datata: nel 18° secolo la Famiglia Sardini fece ingrandire la villa padronale, meglio dire la “Villa di caccia”, a pochi metri dalla Pieve romanica di Santo Stefano, in mezzo a vigne e oliveti.

Sulle colline che dominano la città di Lucca.

Da lì in avanti la proprietà passò ai Giurlani, altra famiglia importante lucchese, per poi essere trasferita alla famiglia Piccioli fino ai proprietari attuali.

Ho incontrato Francesca Bogazzi, attuale proprietaria, durante una recente visita aziendale. Una visita con tutti gli ingredienti che normalmente sono di riferimento a tante, tante altre visite effettuate. Ma questa con un sapore diverso; un mix di storia, discendenze di casate nobili lucchesi, recupero architettonico di un luogo, amore e passione per la terra.

Di fronte ai pochi resti dell’antica villa padronale della famiglia Sardini, Francesca mi ha parlato di geografia, quella interessante della proprietà che costituisce l’ambiente e la cultura dell’uva.

L’altitudine dei vigneti è compresa tra i 180 e 290 metri s.l.m. L’esposizione sud/est e Sud/ovest. La ventilazione, l’inclinazione tra il 10% e 20%, le escursioni termiche accentuate dalla presenza dei boschi circostanti. Il tutto concorre ad una maturazione ottimale dell’uva e alla freschezza dei vini, dotati della complessità degli aromi tipici del nostro terreno”.

È la preparazione agli assaggi che, di lì a poco, ci sono stati.

Adesso Francesca è come un fiume in piena. Il suo racconto è intenso, passionale, emozionale.

“La varietà morfologica dei suoli e sottosuoli sulle diverse parcelle della proprietà conferisce ai nostri vini una complementarità di struttura e d’intensità aromatica”.

Ci ha raggiunto Daniele Menchini, il cantiniere. L’uomo di fiducia aziendale e dell’enologo Lorenzo Landi in particolare. Una delle figure chiave, responsabile, personaggio ispirato dell’intera filiera produttiva. È lui che mi ha edotto sui modi di allevamento dei vitigni, sui percorsi in cantina fino alle bottiglie.

Abbiamo piantato ogni vitigno nella parcella più adatta. Il lavoro in vigna, essenzialmente manuale, mira a raggiungere l’equilibrio proprio a ciascun vitigno e ad ogni parcella. L’allevamento adottato è il cordone speronato bilaterale con la spalliera innalzata di 240 cm per ottenere una migliore maturazione”.

Per ultimo la cantina dove tra fermentini in inox e botti di legno Daniele mi ha spiegato come nascono Scipione,  Lippo, Villa Sardini e Ludovico.

Vediamoli nel dettaglio all’assaggio:

Scipione 2014. Uvaggio di Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot. Uve provenienti dai vigneti circostanti la Pieve. Percorso tutto in inox. Rosso rubino ha mostrato una buona consistenza. Al naso il frutto maturo ha aperto ad una complessità media con note vegetali finali. Al sorso si è presentato nella sua vera identità: vino fatto per essere bevuto ai pasti di media struttura e persistenza Buono, voto 86/100

Villa Sardini 2015. Doc colline lucchesi. Sangiovese in maggioranza con aggiunte di Ciliegiolo e Syrah.  Anche questo vino ha fatto il percorso in inox. Rosso rubino luminoso ha girato nel calice con una buona consistenza provocando lacrime di glicerina abbastanza evidenti. Al naso intenso e complesso con un ventaglio olfattivo di secondari e terziari ben definiti. Frutta matura rossa e speziatura che accompagna fino in fondo. Al sorso buona struttura ed equilibrio tra i polialcoli e la vena fresco-sapida. Ritorni retrolfattivi in linea con il nasale. Ottimo, Voto 88/100

Lippo 2014. Quello che si definisce un ottimo vino. Mix di Cabernet Franc e Merlot. Circa dieci mesi di affinamento in botti e barriques. Colore rubino profondo. Al naso fiori di peonia e viola, frutta rossa piccola di more e lamponi, speziati che finiscono con sentori vanigliati. Sorso equilibrato con tannini fitti e finale persistente. Ottimo, voto 88/100

Ludovico 2013. Lo dico subito: a me è piaciuto!  Uvaggio composto da Sangiovese, Cabernet Franc e Merlot. Affinamento in tonneaux e barriques dove ha svolto anche la malolattica. Rubino profondo. Nel girare ha lasciato tracce di morbidezza sulla parete del bevante. Naso intenso e complesso. Floreale maturo, fruttato su more e ribes, bella speziatura con finale vanigliato. Sorso fresco e sapido supportato dalle morbidezze viste lacrimare. Tannini già eleganti, finale persistente. Ottimo, Voto 89/100

Le tre ore passate con Francesca e Daniele sono state quanto di più interessante, stimolante e a tratti divertente che mi potesse capitare in una giornata solare nel magnifico scenario della Pieve di Santo Stefano. La visita in vigna e in cantina è stata una full-immersion tra geologia, viniviticoltura e processi enologici raccontati con esperienza (Daniele) e fascino (Francesca). E i loro vini ne riflettono lo stile nella ricerca di un equilibrio espressivo.

Urano Cupisti

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