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Livon, la Donna Alata e Braide Alte

Storia di un successo
Livon, la Donna Alata e Braide Alte

Braide Alte. Sotto: la vigna Braide Alte e Slovenia

“Forse non tutti sanno che la Donna Alata, il simbolo dei vini Livon, è una creazione dell'artista russo Ertè al secolo Romain de Tirtoff (1892- 1990). Considerato oggi il padre dell’art Decò, le sue opere sono conservate nei più grandi musei del mondo come il Victoria and Albert Museum di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York.

Icona di eleganza e raffinatezza, la Donna Alata di Ertè è divenuta il simbolo dei vini Livon perché ricorda il sogno e perché  sembra racchiudere, nella sua ampia, sinuosa curva inferiore, la “C” di Collio, luogo emblema del vini friulani”.

È iniziata così la mia visita nel Collio e Collio Orientale del Friuli. È iniziata così la mia visita all’Azienda Livon.

A parlare è stato Valneo Livon che con il fratello Tonino, agli inizi degli anni ottanta,  diversificarono la produzione dei vini.

“Sviluppare due differenti concetti strategici: I vini CRU, con produzioni limitate, ottenuti da vigneti particolarmente vocati ed i vini CLASSICI destinati ad un segmento medio-alto del mercato”.

Valneo mi ha parlato di questo ed altro mentre, in auto, mi ha condotto  a spasso per il Collio a visitare quelle due Cantine volutamente distinte dove vinificare i Cru e destinare alla maturazione tutti i vini rossi: cantina Masarotte e Vencò. E poi via nel COF per raggiungere la vetta di Braide Alte.

Al confine con la Slovenia, posta a 250 mt di altitudine, dalla sua sommità, a 360 gradi, la vista abbraccia tutto il Collio Orientale del Friuli e buona parte di quello sloveno.

“Là dove c’era il mare ora c’è il Collio Flysh”.

Flysh, parola non inglese ma di origine svizzera romanda, che significa “sedimenti terrigeni depositatisi mediante flussi gravitativi (colate e correnti di torbida) nella piana sottomarina”.

Insomma: sapore di mare.

In vetta a Braide Alte Valneo mi ha raccontato la storia della famiglia Livon, le scelte coraggiose, l’attenzione agli scenari mondiali del vino sempre in evoluzione, ai numerosi  e consistenti investimenti nelle acquisizioni di nuove vigne, di due aziende in altrettante zone del Centro Italia (Borgo Salcetino nel Chianti Classico e Fattoria Colsanto in Umbria zona Montefalco) per ampliare le offerte di un listino per poter rimanere competitivi ed infine la ristrutturazione dell’Antica Locanda Villa Chiopris, acquisita nel 2003, riportata agli antichi splendori “diventando luogo di eventi, degustazioni e servizio B&B immerso nei vigneti”.

“ Oggi a distanza di cinquant’anni i nostri figli rappresentano la continuità non solo della famiglia, ma anche di quei valori e di quella filosofia che hanno fatto crescere il nostro marchio e fatto conoscere i  vini a livello internazionale. Risultati che quando eravamo giovani, sembravano quasi inimmaginabili”.

La degustazione dei vini Livon è cominciata in vetta a Braide Alte con

Fenis  Ribolla Gialla metodo charmat. Gradevole al sorso, perlage medio fine, ideale per un aperitivo e alternativa al solito “prosecco”. Anzi, con il suo residuo zuccherino notevolmente  inferiore, lo pone tra i brut interessanti per questo specifico settore. Ottimo, voto 87/100.

per poi proseguire a Villa Chiopris. Riporto i tre assaggi maggiormente rappresentativi:
Solarco 2015. Friulano e Ribolla Gialla. Un percorso particolare che prevede un 20% passato in barriques e il restante 80% in inox. 6 mesi di permanenza sui lieviti prima di essere imbottigliato. Colore dorato, consistente. Naso avvolto nella crosta di pane per poi aprirsi sui floreali e fruttati e chiudersi in una dolcezza delicata. Sorso fresco, sapido sorretto in equilibrio dai polialcoli. Persistente. Ottimo 89/100

Roncalto 2016. Ribolla Gialla del Collio. Percorso al 100% in inox con permanenza sui lieviti per 8 mesi. Giallo paglierino si è presentato  all’olfatto intenso e complesso. Fiori bianchi e frutta a polpa bianca. Al sorso buona la vena fresco-sapida e il ritorno retrolfattivo fruttato. Ottimo sfiora di poco l’eccellenza 89/100

Braide Alte 2015.Chardonnay, Sauvignon Blanc, Picolit e Moscato Giallo. Percorso in barriques di Allier. Permanenza sui lieviti per circa 8 mesi per poi passare all’assemblaggio. Colore giallo paglierino dorato. Consistente nel calice rilascia morbidezze lacrimali. Il naso è un triofo di floreali, fruttati e speziature dolci. Al sorso si esprime con una buona freschezza che ritorna successivamente, una sapidità importante e quelle morbidezze che reggono l’equilibrio. Persistente con ritorni retrolfattivi di frutta speziata.Lunga vita a questa vendemmia. Eccellente. Voto 93/100

Ritornati in sede dove ad attenderci c’era la Signora Rossella, moglie di Valneo,  il motore delle vendite e della comunicazione.

Cordiale, disponibile, ospitale come tutti i Livon.  Mi sono intrattenuto parlando della visita e di quella ricerca di eleganza che ho constatato in cima alle priorità sempre ricordate da Valneo.

La purezza espressiva come elemento portante di un territorio particolare.

E quel vigneto Braide Alte che assomiglia ad un “giardino di casa”, espressione di una personalità genuina, fedeltà interpretativa, con il carattere territoriale degno di nota.

Urano Cupisti

 

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