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Fattoria di Magliano

Il sogno di Agostino Lenci si è avverrato
Fattoria di Magliano

Nicola Lenci

L’occasione della visita è stato il recente evento Maremmachevini nel giugno scorso. È lì che ho conosciuto Nicola Lenci, figlio di Agostino, l’imprenditore calzaturiero che un giorno, nel 1996, decise di seguire un sogno: fare vino.

Ho intervistato Nicola, dall’alto della collina Sterpeti, di fronte al paesaggio collinare maremmano che volge verso sud-ovest, verso il mare.

“La Fattoria di Magliano è una giovane realtà nel cuore della Maremma. Si estende complessivamente per 97 ettari. Mio padre Agostino l’acquisì nel 1996 per dar vita ad un sogno, il suo sogno di produrre vino. Scelse questa parte della Toscana così diversa da quella di provenienza”.

È una storia simile a tante altre. L’industriale che stanco della routine giornaliera decide di “evadere”. Diversa dalle altre se si considera che la Famiglia Lenci proviene da una zona, la provincia di Lucca, che rappresenta già “l’anima provinciale”, con i grandi spazi dati dalle “colline lucchesi” che tra l’altro sono territori pregiati per la produzione di vino.

Agostino Lenci ha voluto dare una svolta completa alla propria vita. “Affascinato da una campagna diversa, la Maremma. Nel rispetto di una singolare regola che vede il lavoro dell’uomo orientato alla salvaguardia di un sano equilibrio del territorio. Alla Fattoria di Magliano assume sfumature più selvagge e schive”.

Siamo ad una altitudine di circa 300 metri con la collina che degrada dolcemente aprendo lo sguardo sul Monte Argentario e l’Isola del Giglio.

I 52 ettari di vigneti risultano distribuiti in tre aree ben distinte: Colle Sterpeti, dove c’è il fulcro aziendale, Vigna Tizzi e il Cru Poggio Bestiale.

“La struttura dei terreni presenta un medio impasto: un’alta percentuale di sabbia, una discreta presenza di argilla, l’assenza di limo e una decisa ricchezza di scheletro”.

Ideale per alcuni vitigni come il Sangiovese ed il “fenomeno” Vermentino, ormai sdoganato come il Bianco della Maremma.

“Il Sangiovese e il Vermentino rappresentano il nostro capitale viticolo, circa l’80% dell’allevato. Sarebbe riduttivo per un’azienda come la nostra fermarsi e limitare la propria produzione agli ormai “autoctoni maremmani”. Con il consiglio dell’agronomo abbiamo testato altri vitigni così chiamati internazionali come il Syrah, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot”.

Gli elementi che contribuiscono a fare speciale la Fattoria di Magliano, vale a dire la composizione dei terreni, l’idroclima, le scarse precipitazioni, sono tutte condizioni, fondamenti per una sana conduzione agricola.

“Dal 2011, infatti, l’azienda adotta la conduzione biologica tant’è che dalla vendemmia 2014 siamo certificati biologici”.

Apprezzabile e d’interesse ma non elemento di classificazione per i vini.

Ecco i vini degustati:

Heba 2015. Morellino di Scansano Docg. 95% sangiovese e 5% syrah. Affinamento in vasche di cemento non vetrificato. Rubino brillante tipico del sangiovese maremmano. Olfatto che si apre sui frutti a bacca rossa per terminare su terziari aggraziati. Beva fresca, sapida, equilibrata con ritorni di frutta. Ottimo voto 87/100

Sinarra 2013. Rosso della Maremma Toscana Doc. 100% sangiovese. Affinamento in inox e vasche di cemento. Rosso rubino ha mostrato le sue morbidezze nelle copiose lacrimazioni. Olfatto complesso da vino rosso di razza. Sfumature sui terziari leggermente addolcenti. Sorso variegato con freschezza d’entrata che si è allineata con la sapidità marcata. Il tutto sorretto in equilibrio dai polialcoli. Persistenza medio-lunga. Ottimo voto 87/100

Heba 2008. Il Morellino “attempato”. Colore leggermente granato. Il naso ha denotato l’avanzata dei terziari. Al palato mi ha affascinato per la sua età, portata bene. Ottimo voto 88/100

Sinarra 2007. Come si suol dire “una bomba”. Maturo ma non vecchio. Ha trasudato austera finezza: un vino commovente fuori dal tempo. Eccellente. Il voto? Lo avrebbe penalizzato; indico solo chapeau!!!

Nicola mi ha osservato in tutte l’espressioni del mio volto durante la degustazione che parlavano da sole. Abbiamo evitato di recensire Poggio Bestiale, il più conosciuto, per esplorare gli altri gioielli aziendali e per meglio cogliere lo stile diffuso della Fattoria di Magliano.

Quello stile voluto da Agostino, portato avanti da Nicola, preciso e scrupoloso, sempre alla ricerca dell’armonia espressiva.

Urano Cupisti

 

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