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Château Le Puy

Espressione Originale del Terroir

Saint-Cibard è un minuscolo comune dell’area vinicola  destra del fiume Dordogne. È situato ad ovest del più famoso e rinomato Saint-Èmilion.

Territorio semi collinare con vegetazione diversa. Boschi che si alternano a vigneti rigogliosi; il tutto in un ambiente adatto ad una produzione non convenzionale, attenta ai principi dettati dall’agricoltura biologica e biodinamica. Presenza dei cavalli come aiuto nel lavoro giornaliero, attenzioni  alle concimazioni dei terreni. Vinificazioni a grappoli interi, senza solfiti.

La famiglia Amoreau, nei decenni scorsi, ha esplorato tutte le opzioni di metodo col vantaggio di una apertura mentale sia in vigna che in cantina. E i loro vini si segnalano molto volentieri perché vere scoperte sorprendenti di quel particolare mondo che è il Bordeaux.

Decisamente all’esterno delle aree più famose, lo Château Le Puy, non nasconde il suo legittimo orgoglio alimentato dal privilegio di essere uno dei pochi produttori di eccellenza che ha la possibilità di sfruttare vene argillo-silicee su solchi argillo-calcarei tanto amati dal Merlot  bordolese. L’infinito prolungamento del territorio del Pomerol.

Mi trovo a dialogare con Harold Langlais e Evan Yu responsabili della comunicazione, nello stand aziendale al Vinexpo 17. Invitato per alcuni assaggi.

L’occasione, alla fine, è risultata essere soprattutto un piccolo viaggio alla scoperta di questo Château che si è affermato negli ultimi anni  vincendo premi a raffica.

Harold, la vostra missione è quella di riuscire a “sdoganare” territori limitrofi al Grande Bordeaux, facendoli conoscere al “mondo”. Ci siete riusciti?

Credo che Château Le Puy sia riuscito nell’intento. Ne è riprova il numeroso pubblico qualificato che visita e ha visitato il nostro stand in questi giorni di esposizione.

Parlami un po’ dello Château Le Puy per capire meglio prima di procedere agli assaggi.

51 ettari dove alleviamo Merlot per l’85%, Cabernet Sauvignon per il 7%, Cabernet Franc per il 6% e un po’ di Carménère insieme a Malbec. Per i vitigni a bacca bianca solo Sémillon. I vitigni hanno mediamente 50 anni e sono nella loro massima produzione tanto che la vendemmia cosiddetta verde ci impegna moltissimo per rimanere nel rendimento medio per ettaro.

Tutto avviene manualmente in vigna. In cantina le vinificazione sono eseguite in barriques con un affinamento medio di circa 24 mesi. Le vinificazioni, nel loro andamento giornaliero, seguono le indicazioni del calendario lunare riferendoci alla filosofia applicata della biodinamica. Il risultato? Grandi rossi degni dei migliori Bordeaux.

Lo ascolto nel racconto della Famiglia Amoreau, arrivata alla 14esima generazione di vigneron, della loro elevazione nel mondo del vino con la conoscenza nel tempo. Arrivando infine alle ultime innovazioni.

Già dal 1923 iniziò il ritorno alla terra senza più cedere alle sirene della chimica avviandosi a quel rispetto integrato dalle scelte filosofiche su basi esoteriche elaborate da Rudolf Steiner.

È il giovane Evan Yu a continuare. “I nostri vini vengono imbottigliati senza essere filtrati. Raccomandiamo di decantarli prima del consumo, pulire le bottiglia dai residui, e nuovamente travasare ogni vino nella propria bottiglia (décantation detta alla “bordolese”)”.

È giunto il momento di “scoprire” i grandi rossi di Château Le Puy dopo aver assaggiato il bianco da Semillon in purezza:

Marie-Cécile 2015. Semillon 100%. Dire particolare è dir poco. Un bianco con un comparto aromatico seduttivo, una bocca piena con trame serrate. Eccellente equilibrio nel suo sviluppo. Eccellente, voto 91/100

Emilien, Vin Fin de Bordeaux 2013. 85% merlot, 7% cabernet sauvignon, 6% cabernet franc, 1% carménère, 1% malbec. Il blend che riflette le percentuali dei vitigni presenti in tutto il territorio viticolo dello Château. Colore granato per questo millesimo. Sottile, elegante con una complessità degna della tradizione della riva destra della Dordogna. Eccellente, fa presagire una lunga evoluzione. Voto 91/100

Emilien, Vin Fin de Bordeaux 2014. 85% merlot, 7% cabernet sauvignon, 6% cabernet franc, 1% carménère, 1% malbec. Millesimo decisamente inferiore. Un po’ lento ad aprirsi, anche se poi si dimostra potente e lungo.  Aromi evidenti di frutti rossi di sottobosco. Non raggiunge l’eccellenza. Ottimo voto 89/100

Barthélemy 2010. 85% merlot, 15% cabernet sauvignon. Uve provenienti da una parcella chiamata “Les Rocs”. Vinificazioni attente per ottenere la vera espressione originale del terroir. Sfoggia una complessità aromatica impressionante, la trama dei tannini elegantissima da renderli fusi ad arte. Gli oltre quattro anni di affinamento in bottiglia lo rendono sublime. Lunga vita a questo millesimo. Eccellente, voto 94/100

Barthélemy 2014. 85% merlot, 15% cabernet sauvignon. Giovane, mostra grinta con i tannini ancora in evoluzione. La “stoffa” c’è. Presto per assaporarne quello che diverrà un incanto. Corredo aromatico ricco, godibile già adesso. Il Barthélemy che verrà. Per adesso Ottimo, voto 89/100

I vini di Château Le Puy raccontano molto bene il carattere dei suoi vignerons. Ricerca dell’eleganza per una beva incantevole.

Vini intensi nel colore, ricchi in estratti e grintosi nella presa tannica. Il tutto per la risultante maggiormente prestigiosa: l’evoluzione nel tempo.

Urano Cupisti

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