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Château La Tomaze

Nel cuore del Coteaux du Layon
Château La Tomaze

Sotto: Cyrille Lecointre

Il distretto vinicolo della Loira segue il corso del fiume, fino alla foce, iniziando poco prima della grande ansa nei pressi della città di Orléans.

La strada che costeggia la riva del grande fiume, attraversando colline ondeggianti coperte da vigneti, è costeggiata dai magnifici castelli, residenze reali  che ricordano un’epoca di “grande bellezza”.

La meta di un giorno primaverile fu la scoperta del territorio vitivinicolo Coteaux du Layon che prende il nome dal fiume omonimo affluente di sinistra della Loira.

Dolci colline punteggiate da minuscoli paesini fioriti immersi a loro volta in un mare di vigneti.

È terra di rosati  la cui produzione supera il 60%, elaborati con vitigni come il Grolleau con piccole percentuali di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Gamay.

Ma è anche terra di bianchi, in particolare dolci, ottenuti  da Chenin Blanc.

Il clima, influenzato dalla vicinanza (si fa per dire) dell’Oceano Atlantico, mantiene quell’aria fresca necessaria per la maturazione lenta delle uve. Uve che si arricchiscono di aromi ed estratti prima di una vendemmia tardiva che si svolge normalmente ai primi di novembre.

L’idro-clima del fiume Layon permette ai grappoli di essere attaccati dalla botrytis cinerea, la muffa nobile, tanto da far rientrare il Coteaux du Layon tra i muffati francesi amati dai consumatori ed intenditori di foie gras de canard.

Tra le diverse denominazioni sicuramente le più pregiate sono Bonnezeaux Coteaux du Layon e Quats-de-Chame. Quest’ultima con una storia alle spalle che riscontriamo, in parte, nella storia italiana del Pagadebit romagnolo. Vigneti dati in affitto il cui corrispettivo veniva pagato in natura. In questo caso con un quarto (quart) della raccolta, ovviamente la parte migliore.

Incontrai Cyrille Lecointre, attuale proprietario dello Château La Tomaze a Champ-sur-Layon.

“La cantina tradizionale, costruita più di un secolo fa dal mio bisnonno, è stata adattata ad incorporare i nuovi strumenti per vinificare: serbatoi in inox, pressa pneumatica, accanto ai nostri barili tradizionali di legno, cambiati nel tempo, consentendo lunghi affinamenti”.

La nostra produzione utilizza principalmente due vitigni, il Cabernet Franc e lo Chenin Blanc, anche se, nelle mie vigne, si trovano sia il Grolleau o Groslot e Gamay.

“Rosé de Loire, Cabernet d’Anjou, Anjou Rouge e Village, Cateaux du Layon Rablay e Faye (due comuni della zona) ed infine il Crémant de Loire per una gamma di prodotti che rispecchiano il territorio di questa particolare zona all’interno della vasta area dell’Anjou”.

Obbligato ad assaggiare tutti i campioni prodotti; il prezzo pagato per arrivare a degustare il “dolce”, il Coteaux du Layon.

Cyrille mi condusse piano piano fino all’assaggio, raccontando storie e leggende, verso la scoperta del Pineau de Loire, così chiamato da quelle parti lo Chenin Blanc.

“Terreni ghiaiosi e argillosii,ben drenati che catturano il calore durante il giorno per ridarlo alle viti nelle ore notturne più fredde. Rocce che intrappolano acqua come riserva idrica per le piante, in particolare durante la stagione estiva e termoregolatrici durante il periodo invernale”.

“Infine lei, la muffa nobile, quel fungo che favorisce l’idebolimento della pellicola dell’acino, rendendolo più permeabile, favorendo la naturale evaporazione dell’acqua. Concentrazione e trasformazione dei costituenti dell’uva. Il tutto favorito dalle nebbie mattutine d’autunno che portano l’umidità necessaria ai funghi della botrytis e permettono di colonizzare la vigna”.

E finalmente arrivò il momento tanto atteso, lo scopo di questa parte di viaggio alla scoperta del Coteaux du Layon:

Coteaux du Layon 2015, Chenin Blanc 100%. Spettro aromatico intenso e complesso con spunti salmastri. Attacco dolce e avvolgente al palato sostenuto da una bella e significativa acidità. Eccellente, voto 90/100.

Coteaux du Layon 2015, Rablay, Chenin Blanc 100%. Vigna particolare questa del Comune di Rablay-sur-Layon. Naso articolato dai profumi botrizzati. Palato morbido accarezzato da una acidità presente ma non fastidiosa. Persistente. Eccellente, voto 92/100.

Coteaux du Layon 2014, Chenin Blanc 100%. L’evoluzione di un anno si sente, eccome. Quadro olfattivo ampio e raffinato. Peccato non avere un “pezzettino” di foie gras de canard da abbinare. Eccellente, voto 92/100.

Coteaux du Layon 2011, Quintessence Faye, Chenin Blanc 100%. Il nome stesso è un programma. Luminoso e di grande consistenza. Il naso pieno di sensazioni complesse ed eleganti. Il palato invaso da una scia seducente, infinita, armonica. Eccellente, voto 94/100.

Ricorderò il Coteaux du Layon per l’interpretazione dell’eleganza e finezza dei suoi Chenin Blanc botrizzati. Fino al rischio del luogo comune, inevitabile ma non sostituibile.

Ricorderò Cyrille Lecointre, persona semplice e riservata così come i suoi vini, lineari nel tradurre il territorio di appartenenza, autenticità che ne esalta il carattere spoglio che diventa vibrante nei “dolci”.

Urano Cupisti


 

Château La Tomaze

Rue du Pineau, 6 bis

49380 Champ-sur-Layon

Tel:  +33 241 78 8634

www.latomaze.com

contact@tomaze.com

 

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